
Tucidide: l'encomio di Pericle per commemorare gli Ateniesi
morti nella campagna militare del 435 avanti Cristo

Siamo all'inizio della guerra del Peloponneso - Atene  al massimo
della sua potenza -: alla fine del primo anno Pericle commemora,
secondo la tradizione della citt, i caduti ateniesi. Con grande
maestria Tucidide utilizza questa occasione per far comprendere al
lettore come gli Ateniesi vivevano l' thos della loro citt.
Tucidide, Storie, secondo, 36-46.
    1    (36) Comincer prima di tutto dagli antenati:  giusto
infatti e insieme doveroso che in tale circostanza a loro sia
tributato l'onore del ricordo.
    2   Questo paese, che essi sempre abitarono, libero lo
trasmisero ai discendenti che li seguirono fino al nostro tempo, e
fu merito del loro valore. Se per degni di lode sono essi, ancora
di pi lo sono i padri nostri, che, oltre a quello che avevano
ereditato, conquistarono il dominio che possediamo, quant'esso 
grande, e a prezzo di gravi sacrifici a noi d'oggi lo lasciarono.
Quello che abbiamo in pi l'abbiamo aggiunto noi qui presenti che
siamo ancora nell'et matura e abbiamo fatto s che la nostra
citt, in tutti i campi, fosse a s pi che mai bastante e per la
guerra e per la pace.
    3   Tralascer di ricordare le loro imprese belliche, ci che
con ciascuna di esse fu conquistato o se con slancio abbiamo, noi
o i padri nostri, respinto l'invasore, fosse barbaro o greco a noi
ostile: non voglio dilungarmi con coloro che sanno ogni cosa.
Passer quindi a tessere l'elogio di costoro, dopo per aver messo
in luce con quale sistema di vita giungemmo a tanto e in virt di
quale forma di governo e con quali abitudini s'ingrand il nostro
dominio; convinto come sono che in questo momento non 
sconveniente parlarne e che per tutta la folla dei cittadini e dei
forestieri sar utile ascoltarlo.
    4    (37) Noi abbiamo una forma di governo che non guarda con
invidia le costituzioni dei vicini, e non solo non imitiamo altri,
ma anzi siamo noi stessi di esempio a qualcuno. Quanto al nome,
essa  chiamata democrazia, poich  amministrata non gi per il
bene di poche persone, bens di una cerchia pi vasta: di fronte
alle leggi, per, tutti, nelle private controversie, godono di
uguale trattamento; e secondo la considerazione di cui uno gode,
poich in qualche campo si distingue, non tanto per il suo
partito, quanto per il suo merito, viene preferito nelle cariche
pubbliche; n, d'altra parte, la povert, se uno  in grado di
fare qualche cosa di utile alla citt, gli  di impedimento per
l'oscura sua posizione sociale.
    5   Come in piena libert viviamo nella vita pubblica cos in
quel vicendevole sorvegliarsi che si verifica nelle azioni di ogni
giorno, noi non ci sentiamo urtati se uno si comporta a suo
gradimento, n gli infliggiamo con il nostro corruccio una
molestia che, se non  un castigo vero e proprio,  pur sempre
qualche cosa di poco gradito.
    6   Noi che serenamente trattiamo i nostri affari privati,
quando si tratta degli interessi pubblici abbiamo un'incredibile
paura di scendere nell'illegalit: siamo obbedienti a quanti si
succedono al governo, ossequienti alle leggi e tra esse in modo
speciale a quelle che sono a tutela di chi subisce ingiustizia e a
quelle che, pur non trovandosi scritte in alcuna tavola, portano
per universale consenso il disonore a chi non le rispetta.
    7    (38) Inoltre, a sollievo delle fatiche, abbiamo
procurato allo spirito nostro moltissimi svaghi, celebrando
secondo il patrio costume giochi e feste che si susseguono per
tutto l'anno e abitando case fornite di ogni conforto, il cui
godimento quotidiano scaccia da noi la tristezza.
    8   Affluiscono poi nella nostra citt, per la sua
importanza, beni d'ogni specie da tutta la Terra e cos capita a
noi di poter godere non solo tutti i frutti e prodotti di questo
paese, ma anche quelli degli altri, con uguale diletto e
abbondanza come se fossero nostri.
    9    (39) Anche nei preparativi di guerra ci segnaliamo sugli
avversari. La nostra citt, ad esempio,  sempre aperta a tutti e
non c' pericolo che, allontanando i forestieri, noi impediamo ad
alcuno di conoscere o di vedere cose da cui, se non fossero tenute
nascoste e un nemico le vedesse, potrebbe trar vantaggio; perch
fidiamo non tanto nei preparativi e negli stratagemmi, quanto nel
nostro innato valore che si rivela nell'azione.
    10  Diverso  pure il sistema di educazione: mentre gli
avversari, subito fin da giovani, con faticoso esercizio vengono
educati all'eroismo; noi, invece, pur vivendo con abbandono la
vita, con pari forza affrontiamo pericoli uguali. E la prova 
questa: gli Spartani fanno irruzione nel nostro paese, ma non da
soli, bens con tutti gli alleati; noi invece, invadendo il
territorio dei vicini, il pi delle volte non facciamo fatica a
superare in campo aperto e in paese altrui uomini che difendono i
propri focolari.
    11  E s che mai nessuno dei nemici si  trovato di fronte
tutta intera la nostra potenza, dato che noi rivolgiamo le nostre
cure alla flotta di mare, ma anche, nello stesso tempo, mandiamo
milizie cittadine in molti luoghi del continente. Quando gli
avversari vengono a scontrarsi in qualche luogo con una piccola
parte delle nostre forze, se riescono ad ottenere un successo
parziale si vantano di averci sbaragliati tutti e se sono battuti,
vanno dicendo, a loro scusa, di aver ceduto a tutto intero il
nostro esercito. E per vero se noi amiamo affrontare i pericoli
con signorile baldanza, piuttosto che con faticoso esercizio, e
con un coraggio che non  frutto di leggi, ma di un determinato
modo di vivere, abbiamo il vantaggio di non sfibrarci prima del
tempo per dei cimenti che hanno a venire e, di fronte ad essi, ci
dimostriamo non meno audaci di coloro che di fatiche vivono. Se
per questi motivi  degna la nostra citt di essere ammirata, lo 
anche per altre ragioni ancora.
    12   (40) Noi amiamo il bello, ma con misura; amiamo la
cultura dello spirito, ma senza mollezza. Usiamo la ricchezza pi
per l'opportunit che offre all'azione che per sciocco vanto di
parola, e non il riconoscere la povert  vergognoso tra noi, ma
pi vergognoso non adoperarsi per fuggirla.
    13  Le medesime persone da noi si curano nello stesso tempo e
dei loro interessi privati e delle questioni pubbliche: gli altri
poi che si dedicano ad attivit particolari sono perfetti
conoscitori dei problemi politici; poich il cittadino che di essi
assolutamente non si curi siamo i soli a considerarlo non gi uomo
pacifico, ma addirittura un inutile.
    14  Noi stessi o prendiamo decisioni o esaminiamo con cura
gli eventi: convinti che non sono le discussioni che danneggiano
le azioni, ma il non attingere le necessarie cognizioni per mezzo
della discussione prima di venire all'esecuzione di ci che si
deve fare.
    15  Abbiamo infatti anche questa nostra dote particolare, di
saper, cio, osare quant'altri mai e nello stesso tempo fare i
dovuti calcoli su ci che intendiamo intraprendere: agli altri,
invece, l'ignoranza provoca baldanza, la riflessione apporta
esitazione. Ma fortissimi d'animo, a buon diritto, vanno
considerati coloro che, conoscendo chiaramente le difficolt della
situazione e apprezzando le delizie della vita, tuttavia, proprio
per questo, non si ritirano di fronte ai pericoli.
    16  Anche nelle manifestazioni di nobilt d'animo noi ci
comportiamo in modo diverso dalla maggior parte: le amicizie ce le
procuriamo non gi ricevendo benefici, ma facendone agli altri. E'
amico pi sicuro colui che ha fatto un favore, in quanto vuol
mettere in serbo la gratitudine dovutagli con la benevolenza
dimostrata al beneficato. Chi invece tale beneficio ricambia  pi
tiepido, poich sa bene che ricambier non per avere gratitudine,
ma per adempiere un dovere. Noi siamo i soli che francamente
portiamo soccorso ad altri non per calcolo d'utilit, ma per
fiduciosa liberalit.
    17   (41) In una parola, io dico che non solo la citt
nostra, nel suo complesso,  la scuola dell'Ellade, ma mi pare che
in particolare ciascun Ateniese, cresciuto a questa scuola, possa
rendere la sua persona adatta alle pi svariate attivit, con la
maggior destrezza e con decoro, a se stesso bastante.
    18  E che questo che io dico non sia vanto di parole per
l'attuale circostanza, ma verit comprovata dai fatti, lo dimostra
la potenza stessa di questa citt che con tali norme di vita ci
siamo procurata.
    19  Sola infatti, tra le citt del nostro tempo, si dimostra
alla prova superiore alla sua stessa fama ed  pure la sola che al
nemico che l'assale non  causa di irritazione, tale 
l'avversario che lo domina; n ai sudditi motivo di rammarico,
come sarebbe se i dominatori non fossero degni di avere il
comando. Con grandi prove, dunque, non gi senza testimoni, avendo
noi conseguito tanta potenza, da contemporanei e da posteri saremo
ammirati; non abbiamo bisogno di un Omero che ci lodi o di altro
poeta epico che al momento ci lusinghi, mentre la verit toglier
il vanto alle presunte imprese, noi che abbiamo costretto ogni
mare e ogni terra ad aprirsi al nostro coraggio; ovunque lasciando
imperituri ricordi di disfatte e di trionfi.
    20  Per una tale citt, dunque, costoro nobilmente morirono,
combattendo perch non volevano che fosse loro strappata, ed 
naturale che per essa ognuno di quelli che sopravvivono ami
affrontare ogni rischio.
    21   (42) Per questo io mi sono diffuso a parlare dei pregi
della nostra citt: per dimostrare che, nella lotta, la posta 
ben pi elevata per noi che non per quelli che non hanno nulla di
simile da vantare e per fondare su chiare prove l'elogio che
intendo pronunciare. Anzi il pi  gi stato detto: poich fu
proprio la virt di questi uomini e di quelli a loro simili che
rese splendente il serto di gloria della nostra citt, della quale
ho tessuto le lodi. Non sono molti i Greci le cui imprese siano
all'altezza di un tale elogio, come per costoro. A mio avviso,
anzi, questo genere di morte dimostra in pieno la vera virt
dell'uomo: ne costituisce non solo la prima rivelazione, ma anche
l'estrema conferma. Poich giustizia vuole che sia posto in primo
piano anche il valore mostrato nelle guerre per la patria da
coloro che, per il resto, non brillarono di buona luce: con
l'eroismo essi cancellarono le macchie precedenti e maggiore fu
l'utile che apportarono al bene comune, che non il danno derivato
dai loro difetti privati. Di costoro nessuno fu indotto a vilt
per la brama di poter ancora oltre godere il frutto dei suoi beni
di fortuna; n per la speranza di sfuggire la povert e di poter
quindi in seguito diventar ricco cerc pretesti o indugi di fronte
al cimento. Ma a tutto ci stimarono preferibile la vendetta
contro i nemici; e, convinti che fra i pericoli quello affrontato
per la patria  il pi splendido, con tale rischio vollero punire
gli avversari e aspirare a questi beni. Alla speranza affidarono
l'incertezza del successo, ma all'atto pratico, di fronte alla
realt evidente, ritennero di poter nutrire fiducia nel proprio
valore. Nel fervore della lotta, preferendo anche morire piuttosto
che salvarsi cedendo, fuggirono il disonore, sostenendo la lotta a
prezzo della vita: e, nell'attimo bruciante della sorte, al sommo
del coraggio cosciente, non gi nel terrore, morirono.
    22   (43) Essi furono, dunque, di quella tempra che l'onore
di Atene richiedeva: tutti gli altri devono augurarsi una
decisione pi fortunata s, ma non meno audace e indomabile
volerla di fronte ai nemici, avendo di mira non soltanto a parole
il bene dello stato (ognuno potrebbe di fronte a voi, che pur non
ne siete all'oscuro, dilungarsi molto ad enumerare tutti i
vantaggi che la vittoriosa resistenza ai nemici comporta), ma
piuttosto di giorno in giorno contemplando, in fervore d'opere, la
grandezza della nostra citt, che deve essere oggetto del vostro
amore. E quando essa veramente grandeggi davanti alla vostra
immaginazione, pensate che tale la fecero uomini dal cuore saldo e
dall'intelligenza pronta al dovere, sorretti nelle imprese dal
sentimento dell'onore: e se mai, alla prova, talvolta fallirono,
non ritennero di dover defraudare la citt almeno del loro valore;
anzi le offersero, prodighi, il pi splendido contributo. Facendo
nell'interesse comune sacrificio della vita, si assicurarono,
ciascuno per proprio conto, la lode che non invecchia mai e la pi
gloriosa delle tombe; non tanto quella in cui giacciono, quanto la
gloria che resta eterna nella memoria, sempre e ovunque si
presenti occasione di parlare e di agire. Per gli uomini prodi,
infatti, tutto il mondo  tomba e non  solo l'epigrafe incisa
sulla stele funebre nel paese loro che li ricorda; ma anche in
terra straniera, senza iscrizioni, nell'animo di ognuno vive la
memoria della loro grandezza, piuttosto che in un monumento. Ora,
dunque, proponetevi di imitarli e, convinti che la felicit sta
nella libert e la libert nell'indomito coraggio, non fuggite i
rischi della guerra.
    23  Poich non sono i miseri che possono far gettito della
vita, essi che nulla di buono possono sperare; ma  pi giusto che
la gettino allo sbaraglio coloro per i quali, mentre ancora
vivono, un grave rischio sar la sorte contraria e molto amara la
differenza di condizione, se saranno sconfitti.
    24  Ben pi doloroso, infatti, , almeno per un uomo d'alto
sentire, l'infortunio col marchio della vilt che non la morte
affrontata con fortezza, arrisa dalla comune speranza, trapasso
che giunge inavvertito.
    25   (44) Per questo, o genitori dei caduti quanti qui siete,
non vi compiango, ma cercher piuttosto di confortarvi. Sapete,
infatti, di esser cresciuti fra le pi varie vicende: felice solo
chi ebbe in sorte la pi splendida delle morti, come ora costoro,
e il pi nobile dei dolori, come voi. Beati coloro che videro la
gioia della vita coincidere con una morte felice.
    26  So che  difficile, senza dubbio, convincervi di questa
verit; tanto pi che spesso il vostro ricordo sar sollecitato
dall'altrui felicit, che un giorno pure voi rendeva orgogliosi:
dolore vero non ha chi si trova privo di beni di cui non ha
esperimentato il valore; ma chi, dopo una dolce abitudine, si vede
strappata la sua gioia. Eppure bisogna dar prova di forza anche
nella speranza di altri figli, chi  in et di poterne ancora
avere: i nuovi germogli attenueranno nel cuore di alcuni, in
privato, il dolore cocente per quelli che pi non sono e alla
citt apporteranno un duplice vantaggio: rifiorire di vita e
sicurezza nei pericoli. Non  possibile, infatti, che deliberino
in modo imparziale e giusto coloro che non abbiano, come gli
altri, dei figli da esporre ai pericoli. E voi quanti ormai siete
avanti nell'et considerate come un guadagno la parte pi lunga
della vita che avete vissuto felici; pensate che quello che vi
resta sar un tratto breve, e la gloria di costoro vi sia di
sollievo. L'amore della gloria  l'unico che non invecchia mai e
nella tarda et non d tanta gioia l'accumular ricchezza, come
dicono alcuni, quanta piuttosto ne procura il ricevere onori.
    27   (45) Per voi, figli o fratelli dei caduti che mi
ascoltate, io prevedo una difficile gara (tutti, infatti, amano
lodare chi non  pi) e a fatica, pur con un merito maggiore,
potrete esser giudicati non dico pari ad essi, ma di poco ad essi
inferiori. Nel confronto tra vivi, contro l'emulo s'avventa
l'invidia; chi invece non pu pi essere d'ostacolo viene lodato
con benevolenza senza rivalit.
    28  E se devo fare un accenno anche alla virt delle donne,
per quante ora si troveranno in vedovanza, comprender tutto in
questa breve esortazione. Gran vanto per voi dimostrarvi
all'altezza della vostra femminea natura; grande  la reputazione
di quella donna di cui, per lode o biasimo, si parli il meno
possibile fra gli uomini.
    29   (46) Ho terminato; nel mio discorso, secondo la
tradizione patria, ho detto quanto ritenevo utile; di fatto,
coloro che qui sono sepolti hanno gi avuto in parte gli onori
dovuti. Per il resto, i loro figli da oggi saranno mantenuti a
spese dello stato fino alla virilit:  questa l'utile corona che
per siffatti cimenti la citt propone e offre a coloro che qui
giacciono e a quelli che restano. L dove si propongono i massimi
premi per la virt, ivi anche fioriscono i cittadini migliori.
    30  Ora, dopo aver dato il vostro tributo di pianto ai cari
che avete perduto, ritornatevene alle vostre case

 (Tucidide, La guerra del Peloponneso, Mondadori, Milano, 1971,
volume I, pagine 121-128).

